Processamento uditivo centrale scorretto nell’autismo

Le ultime ricerche sul disturbo dello spettro autistico si sono rivolte allo studio del processamento uditivo centrale.  Questo articolo comparso su “The Hearing Journal” di marzo 2018 chiarisce la risposta neurale ai suoni nelle persone con ASD.

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Il disturbo dello spettro autistico (ASD) è una patologia del neuro-sviluppo che si può presentare in forme molteplici, è caratterizzata dalla difficoltà di disporre di un linguaggio sociale e pragmatico e dalla difficoltà di interpretare l’emozione e il pensiero altrui (theory of mind). Negli ultimi due decenni si è notato un incremento notevole nella sua diffusione, è stimato che un bambino ogni 68 venga diagnosticato con ASD (CDC- Centers for Disease Control – Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie 2017). Al momento gli audiologi stanno conducendo studi iniziali per poter escludere che l’ipoacusia sia una delle cause. Tuttavia, analisi recenti suggeriscono che questa potrebbe giocare una parte importante nella valutazione del processamento uditivo nei casi di ASD.

È importante considerare che non esistono casi identici nel disturbo dello spettro autistico, ma è possibile osservare delle caratteristiche comuni nella popolazione che ne è affetta, una di queste è ad esempio la difficoltà ad elaborare l’informazione sensoriale. Comprendere l’origine neuro-biologica di questa malattia è cruciale per poter sviluppare test diagnostici più accurati e identificare potenziali trattamenti.  In uno studio di riferimento Dinstein e i suoi colleghi hanno misurato l’attività cerebrale durante uno stimolo di tipo acustico, uno di tipo visivo e uno di tipo sensoriale (Neuron. 2012 20 settembre;75(6):981). Hanno mostrato che le risposte fornite da individui affetti da ASD sugli stimoli sensoriali erano variabili. Da qui l’idea che un processamento sensoriale scorretto possa essere di ostacolo ad un’accurata comprensione dell’informazione in arrivo.

Questa scoperta è ancor più stimolante alla luce di dati che ci riportano che un processamento uditivo centrale scorretto è limitante per il parlato e le abilità linguistiche. Gli studi sul parlato che si sono avvalsi della risposta elettrofisiologica hanno mostrato che l’elaborazione incostante è tipicamente osservabile in individui con difficoltà di processamento uditivo centrale, come nei casi di individui affetti da dislessia e negli anziani. (J Neuro. 2013;33:8; Cereb Cortex. 2017;27:11)

Risposta neurale ai suoni

Otto-Meyer e i suoi colleghi costruirono queste due linee di lavoro con il fine di studiare le risposte elettrofisiologiche nei bambini affetti da ASD ad alto funzionamento (Exp Brain Res. 2018; doi:10.1007/s00221-017-5164-4). Misurarono come 12 bambini affetti da ASD avrebbero reagito alla somministrazione di frequenze tipiche dei suoni del parlato e confrontarono i risultati ottenuti con quelli di 12 bambini di un gruppo di controllo della stessa età e sesso. Scoprirono un profilo diverso nei bambini con ASD: tra tutti gli stimoli, il gruppo con ASD aveva dato risposte neurofisiologiche ai suoni più incostanti rispetto a quelle del gruppo di controllo. È importante notare che questo risultato non è riconducibile alla qualità delle registrazioni come per esempio al numero delle modifiche.

Questa scoperta è interessante dato che in prove precedenti, i bambini con ASD avevano dimostrato di avere una reazione alle frequenze dei suoni del parlato più bassa, e che le loro risposte cerebrali non elaboravano le tonalità del parlato in maniera accurata, è il caso di quei toni che trasmettono la prosodia e gli indizi emotivi (Clin Neurophysiol. 2008;119:8). Una base instabile di elaborazione del suono potrebbe essere alla base di queste difficoltà.

Ulteriori domande

Sebbene questo sia un piccolo studio, fa emergere idee e domande affascinanti, come:

  • Un processamento uditivo centrale instabile può essere considerato un indicatore precoce dello spettro autistico? L’ obiettivo principale della ricerca per il disturbo dello spettro autistico è sviluppare indicatori neurali oggettivi che permettano di prevedere se il bambino è a rischio di ASD. Tutto ciò è cruciale perché un intervento tempestivo porta a risultati migliori nel lungo periodo sul linguaggio e sul comportamento sociale. E, proprio perché è possibile raccogliere le reazioni neurofisiologiche in modo attendibile nei bambini, queste potrebbero fornire un approccio per un’identificazione tempestiva.
  • ASD e altri disturbi come la dislessia sono caratterizzati da processamento uditivo centrale instabile, ma ci sono molti modi in cui differiscono. Il processamento uditivo centrale instabile è solamente un ostacolo o è invece un fattore di rischio che interagisce con altri fattori di rischio come quelli genetici e ambientali?
  • I trattamenti che migliorano i risultati linguistici nei ASD, migliorano anche il processamento uditivo centrale? In tal caso, le reazioni elettrofisiologiche possono essere utilizzate come misura dei risultati del trattamento per documentare gli interventi?

Il tentativo della ricerca è di affrontare questi quesiti in modo costante e di apportare una comprensione della natura neurobiologica negli ASD. Tuttavia, questi primi risultati confermano che un processamento uditivo centrale scorretto è una componente caratterizzante in molti casi di ASD. Questi risultati mostrano inoltre che gli audiologi possono ricoprire un ruolo attivo nella gestione dei casi di ASD. L’idea che il processamento uditivo centrale possa essere un fattore di disturbo e, forse, contribuire ad aggravare le difficoltà linguistiche di cui soffrono gli individui con ASD suggerisce che una più ampia presa in esame delle capacità uditive può aiutare nella gestione dei casi di ASD. Gli audiologi dispongono della competenza adeguata a ricoprire questo ruolo.

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