Udito: le parole da ricordare nell’anno del Coronavirus

In epoca di Coronavirus, la società ha dovuto fronteggiare questioni di natura diversa. Non c’è posto nel mondo che sia stato risparmiato da problemi sanitari, economici ma anche relazionali.

Possiamo dirlo: il mondo di prima non c’è più e gli sforzi della fase attuale si stanno concentrando nell’ idea della ripartenza. Nei modelli che potrebbero ristrutturare al meglio la realtà post – Covid.

Durante il lockdown ci siamo appoggiati alla tecnologia per mantenere il nostro contatto con il mondo esterno. Quante volte, durante una chiamata sulle varie piattaforme digitali abbiamo ripetuto la parola “Mi senti”? E quanto disagio e fastidio hanno provocato la comunicazione disturbata o l’audio che va e viene?

Alcuni, per la prima volta, si saranno resi conto che sentirci bene è anche “sentirsi” bene.

C’è infatti una categoria di individui che ha sofferto più di altri soprattutto da un punto di vista comunicativo e relazionale. Parliamo delle persone con problemi di udito, il 12% degli italiani.

Il periodo di Lockdown ha isolato ancora di più le persone con ipoacusia e l’uso della mascherina ha reso difficile la comunicazione verso l’esterno. Chi ha problemi di udito, infatti, tende ad appoggiarsi alla lettura delle labbra o a cercare supporto nelle espressioni del volto. Queste difficoltà hanno amplificato la paura di non riuscire a comunicare, di non venire capiti. Il rischio che si corre, purtroppo, è quello di rafforzare un atteggiamento di chiusura ed isolamento, di paura, vergogna e fragilità.

Ma anche in questo ambito abbiamo, come individui, familiari e società, la possibilità di ripartire, di affrontare con maggiore consapevolezza il problema.

Ecco alcune parole chiave su cui dovremmo puntare l’attenzione nelle prossime settimane.

PREVENZIONE

Questo è il momento di dedicare del tempo all’azione preventiva.

In tema di perdite di udito il fattore tempo è importante e determinante in un percorso di riabilitazione uditiva. Un deficit uditivo non è immediatamente visibile. Compare in maniera graduale e progressiva e nel momento in cui si prende coscienza del problema, la perdita di udito può essere già importante.

PREGIUDIZIO

In questi mesi, ci siamo cimentati in nuove attività, sperimentato nuove tecnologie, cercato, rielaborato, argomentato nuove informazioni. Sono caduti molti luoghi comuni e false credenze.

Nel nostro settore, il pregiudizio riguarda una certa stigmatizzazione degli apparecchi acustici.

Ecco alcuni preconcetti, i più comuni: l’apparecchio è un accessorio “da vecchi”, è “difficile da usare”, ha dei “costi proibitivi”. È il momento giusto per abbandonarli.

Gli apparecchi acustici di ultima generazione sono dispositivi sorprendentemente piccoli, capaci di autoregolarsi in base all’ambiente di riferimento e con fasce diverse di prezzo a seconda delle necessità.

E se non ci credete, sempre meglio approfondire con un audioprotesista piuttosto che con l’amico so-tutto-io.

QUALITÀ DELLA VITA

Nei mesi trascorsi, non c’è esperto che non si sia interrogato su quanto il Coronavirus abbia messo alla prova la nostra qualità di vita.

L’attenzione non era rivolta ai bisogni primari ma piuttosto alla soddisfazione di necessità più complesse. Per limitare la diffusione del virus, molti hanno rinunciato alle proprie passioni, alle relazioni interpersonali, al tempo libero.

Ci si è resi conto, improvvisamente, di quanto sia importante per noi il cinema, il teatro, la partita di calcio con gli amici, tutto ciò che rappresenta la nostra dimensione “sociale”.

In caso di ipoacusia, gli apparecchi acustici migliorano la qualità di vita perché permettono di interagire meglio con l’ambiente e mantenere una vita attiva e indipendente.

CORAGGIO

Quanta paura abbiamo avuto nei mesi trascorsi? Per noi, per i nostri cari, per le incertezze della vita….Tanta.

Abbiamo dovuto mettere in campo il coraggio anche in situazioni banali, quotidiane come andare a fare la spesa.

Dovremmo fare tesoro della forza d’animo messa in campo nelle situazioni più diverse.

Nelle persone con ipoacusia la reazione di paura più frequente è la negazione: non sta succedendo a me! Sono gli altri che parlano a voce bassa, si mangiano le parole, è colpa del telefonino….

Gestire in modo efficace la paura, affrontandola, è un modo per sentirsi liberi: ecco perché in caso di dubbi sul proprio udito bisogna rivolgersi ad uno specialista.

Solo quando si fa il primo passo ci si rende conto che non è poi così difficile!

 

Ora più che mai è importante “ascoltare una vita a colori”: contattaci allo 051 4859072 per un controllo dell’udito gratuito.

 

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