Apparecchi acustici: la tecnologia per il benessere dei pazienti

Sugli apparecchi acustici ci sono ancora molte false credenze e miti da sfatare. Gli apparecchi acustici moderni, grazie all’innovazione tecnologica e scientifica degli ultimi anni,  sono dispositivi sempre più all’avanguardia, in grado di migliorare realmente la qualità di vita delle persone affette da ipoacusia.

Ma c’è ancora tanta disinformazione: facciamo chiarezza con questa intervista rilasciata dal Prof. Domenico Cuda (Direttore ORL Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza) e pubblicata sulla rivista Sanità & Benessere.

“Chiamarle protesi acustiche oggi è davvero limitativo” esordisce il Prof. Domenico Cuda, Direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, Centro di Riferimento nel trattamento delle malattie dell’orecchio e dell’udito. “Nel corso degli anni, infatti, questi dispositivi hanno subito un’evoluzione davvero incredibile, soprattutto dall’avvento del digitale. Si è passati, infatti, a un’amplificazione intelligente che sfrutta tutti i vantaggi dati dalla tecnologia, andando a lavorare esattamente sulle frequenze coinvolte dall’ipoacusia e adattando l’amplificazione in base al volume dei suoni. Ma non è tutto. La vera innovazione dell’era digitale è che il segnale che arriva all’orecchio può essere elaborato sfruttando programmi di regolazione preliminare all’amplificazione. Molti degli apparecchi sono dotati, infatti, di memorie velocissime e software sofisticati che riconoscono il segnale acustico e nel caso di presenza della voce favoriscono la percezione della parola in presenza di altri rumori, regolano i microfoni direzionandoli o, ancora, hanno programmi di analisi della scena acustica per evidenziare il tipo di ambiente così da regolare l’apparecchio su una certa configurazione. Più un utente è tecnologico, più può sfruttare al meglio tutte le potenzialità, ma esistono comunque una serie di impostazioni più intelligenti pre-settate per le principali funzionalità.

A livello di connettività cosa possono fare questi apparecchi?

“La tecnologia moderna consente di espandere al massimo la connettività grazie al bluetooth o al wireless, per cui questi apparecchi si interfacciano molto facilmente con i cellulari che diventano una sorta di mezzo di controllo dell’apparecchio stesso, dalle funzioni più semplici a quelle più sofisticate, con app dedicate, fino ad arrivare ai modelli di ultimissima generazione che hanno addirittura il traduttore integrato, possono attivare insieme microfono e ricevitore, hanno opzioni di localizzazione o di ricerca dell’apparecchio….Molti hanno le pile ricaricabili e la possibilità di generare dei segnali (melodie, rumori della natura di sottofondo…) che fanno una sorta di terapia del suono per calmare gli acufeni. L’offerta di apparecchi digitali sul mercato spazia dai livelli di base al top di gamma e si differenzia soprattutto per le tipologie di software o le velocità di connettività. I principali apparecchi sono quelli endoauricolari, i RITE (receive in the ear) che sono i più piccoli e coprono la maggior parte delle applicazioni possibili, e i retroauricolari”.

Cosa bisogna fare se ci si accorge di avere un problema di udito?

“Rivolgersi subito allo specialista, otorinolaringoiatra o audiologo, il quale valuta il paziente con un esame audiometrico e prescrive, se lo ritiene necessario, l’apparecchio acustico. E’ poi l’audioprotesista che, insieme al paziente, decide l’apparecchio più appropriato in base alle indicazioni e lo personalizza. C’è un periodo di adattamento fisico e sensoriale, nel quale il paziente va supportato e consigliato, poi seguono i controlli periodici. E’ fortemente sconsigliato, invece, il fai-da-te, perché ogni perdita uditiva ha delle caratteristiche specifiche che vanno valutate, necessità di una diagnosi da parte di un medico e dell’esperienza di tecnici specializzati.

Qual è oggi la percezione della patologia e del suo trattamento?

“C’è ancora, purtroppo, un problema generale di scarso accesso agli apparecchi acustici, perché, rispetto ai potenziali beneficiari di apparecchio, quelli che effettivamente lo hanno non supererà il 20-25%. E’ un fenomeno generalizzato nel mondo e fortemente influenzato dal PIL ma ancor di più da un problema complesso fatto di barriere culturali, psicologiche, pregiudizi per cui l’ipoacusia è troppo spesso sinonimo di senescenza o ancora peggio di menomazione.

Per fortuna negli ultimi tempi la situazione sta migliorando e oggi le generazioni più giovani non fanno difficoltà ad accettare l’apparecchio. Che non è solo un mezzo per sentire meglio ma avrebbe l’ambizione anche di compensare e migliorare il funzionamento cerebrale. L’udito, infatti, è un fenomeno cognitivo perché per comprendere un discorso il corpo impegna energie del cervello. Se l’ascolto non è ottimale, lo sforzo cognitivo diventa più faticoso. E questo spinge ad isolarsi, deprimersi, evitare la vita sociale, fino ad arrivare alla demenza senile. Ecco allora che un apparecchio acustico può portare davvero ad ascoltare meglio ma a raggiungere anche un benessere cerebrale liberando risorse per fare altro”.

Se hai dubbi sugli apparecchi acustici e vuoi maggiori informazioni o per un semplice controllo gratuito, contattaci allo 051 4859072

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