Le storie di Aures: Gigliola

Forse una delle cose più difficili del nostro lavoro è selezionare una storia: i casi su cui abbiamo lavorato sono tanti e molto diverse anche le persone che si sono rivolte a noi per età, stili di vita, necessità quotidiane. Quella che abbiamo scelto di raccontare ha come protagonista una signora di 60 anni che diversi mesi fa si è resa conto di non poter più negare i suoi problemi di udito: le difficoltà si ripercuotono troppo spesso nella vita di tutti i giorni, dalla gestione di una telefonata fino al tempo trascorso con i suoi nipotini.

Chi legge l’articolo e si riconosce in queste poche righe, sa quanto è difficile ammettere il problema dell’ipoacusia anche a sé stessi.

Gigliola decide di venire da noi per un controllo: in fondo è gratuito e piuttosto semplice da organizzare! L’audiogramma mostra una sensibile perdita dell’udito ancora recuperabile con l’uso di apparecchi acustici.

La signora si consulta con il suo medico e decide di iniziare il periodo di prova. Da questo punto in poi entra in gioco il nostro ruolo, fondamentale per il recupero uditivo del paziente.

L’audioprotesista è una figura sanitaria che ha il compito molto delicato di “far comunicare” l’apparecchio acustico con l’orecchio del paziente. I moderni apparecchi acustici sono dei prodotti elettronici sofisticatissimi, simili in tutto a un computer: si tratta però di tecnologia che va gestita e sfruttata al meglio perché si adatti alla perdita uditiva che ci troviamo davanti.

Torniamo alla nostra paziente: nel periodo di prova, viene a trovarci una volta a settimana (almeno!) per darci un feedback sulle sue sensazioni uditive, sui risultati raggiunti, sui problemi riscontrati e su eventuali dubbi che possono emergere durante il percorso. Nel primo incontro è necessario anche imparare come si indossano correttamente gli apparecchi, quando cambiare le pile, quanto tenerli indosso ma nel corso del tempo ci si focalizza sempre più e sempre meglio sulla resa dei suoni.

In alcuni casi, se funzionale al recupero uditivo, noi di Aures prevediamo un protocollo audiologico che abbina agli apparecchi acustici diverse sedute del metodo Tomatis®, in modo che l’orecchio abbia una migliore accettazione della protesi acustica.

Questo metodo, ideato negli anni ’60 dall’otorinolaringoiatra francese Alfred Tomatis, prevede l’ascolto di musica filtrata elettronicamente attraverso un dispositivo inventato dallo stesso medico. Il programma d’ascolto lavora sull’apparato vestibolare, allenando il muscolo dell’orecchio medio e potenziando le cellule ciliate e il nervo acustico.

Gigliola viene spesso accompagnata dalla figlia e questo dà sicurezza anche a noi: la partecipazione attiva dei familiari è fondamentale per il percorso di riabilitazione uditiva.

Dopo qualche settimana dall’inizio della prova, la signora ha deciso di ricominciare a suonare il pianoforte, cosa che da tempo non faceva più. Come ci ha confessato in seguito, questa è stata la molla che l’ha spinta a tenere gli apparecchi: poter riappropriarsi delle proprie passioni le ha fatto capire l’importanza che gli apparecchi acustici hanno sulla sua qualità di vita. Il fatto poi che nessuna delle sue amiche si sia accorta che portava l’apparecchio ha fatto il resto…

Ma come sta Gigliola adesso? E’ soddisfatta dei suoi apparecchi acustici? Possiamo dire di sì, perché la vediamo ogni due mesi per i controlli e le regolazioni di routine e quegli apparecchi non sono mai finiti in un cassetto!

Se recentemente hai notato un calo dell’udito ti suggeriamo di non rimandare il controllo: contattaci per un appuntamento.

Chiama lo 051 4859072.

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