Tag: comunicazione

Affaticamento uditivo e mascherina: lo sforzo di ascoltare

Il concetto di affaticamento uditivo esiste da diverso tempo. Ma, dal momento che le circostanze impongono l’utilizzo delle mascherine, è più diffuso adesso? Purtroppo, la risposta a questa domanda è affermativa. Nella particolare situazione Covid che stiamo vivendo, il senso di fatica nell’ascoltare colpisce sia chi ha problemi di udito che chi invece sente bene.

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6 consigli da seguire per mantenere la salute del tuo udito durante il periodo di quarantena

Il mondo è cambiato molto nelle ultime settimane. La distanza fisica dovuta al Coronavirus (COVID-19) ha chiuso ristoranti, teatri e molte altre attività “non essenziali”, dando la priorità all’assistenza sanitaria e l’accesso a cibo e medicine sopra ogni altra cosa. Ciò ha fatto isolare molti di noi, mantenendo le distanze per la nostra sicurezza e quella degli altri, per aiutare ad appiattire la curva delle infezioni.

Per le persone con perdita dell’udito, mantenere la salute dell’apparato uditivo e avere apparecchi acustici funzionanti e ad altri dispositivi di comunicazione è fondamentale, in particolar modo per chi vive solo.

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Scegliere un audioprotesista di fiducia: 6 suggerimenti utili

L’audioprotesista è la figura di riferimento che può accompagnarvi nel migliore dei modi verso la scelta dell’apparecchio acustico più indicato per il vostro problema.Sappiamo che le protesi sbagliate, quelle per intenderci che verranno riposte nella custodia dopo uno scarsissimo utilizzo, rappresentano per chi ha problemi di udito una fonte di frustrazione: il problema NON è stato risolto e IN PIU’ c’è stata una perdita economica….si comincia a pensare ad un raggiro e si finisce con il convincersi che al proprio problema non c’è rimedio.

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Autismo e aree sensoriali: udito, tatto e aspetti percettivi

Quando si parla di autismo, spesso, ci si riferisce principalmente alla sfera comportamentale, all’interazione sociale o all’ambito linguistico. Tuttavia è importante anche analizzare  il modo in cui le persone con disturbi dello spettro autistico percepiscono e fanno esperienza del mondo attraverso i sensi. In questo articolo scientifico, divulgato dall’agenzia di stampa DIRE per conto dell’Istituto di Ortofonologia, viene approfondito il legame tra autismo e aree sensoriali: lo riportiamo integralmente.

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Non solo scienza

Paese che vai, patrono che trovi. E a Ruffano, piccolo paese del Salento (LE), ogni 25 aprile si festeggia San Marco Evangelista, protettore dell’udito.

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Stimolare efficacemente il nostro cervello

Ciò di cui il nostro cervello ha più bisogno è la stimolazione, e più dell’ ’80% della stimolazione sensoriale proviene dalle nostre orecchie. Sia quando siamo svegli che quando dormiamo, il nostro cervello è costantemente sottoposto a stimoli provenienti dal nostro orecchio. L’importanza di questo organo si osserva sin dal quarto mese di gravidanza: l’orecchio del feto è infatti il primo organo sensoriale ad entrare in funzione.

 

L’apparato uditivo non solo riceve il suono, ma determina le nostre capacità di equilibrio, ritmo e coordinazione motoria. Se provate a coprirvi un orecchio mentre camminate noterete dunque una significativa perdita di stabilità. Infatti, quando la nostra capacità di ascolto è compromessa, è l’intero sistema uditivo ad esserne colpito, ed essendo quest’ultimo il più potente integratore sensoriale del corpo, la sua perturbazione può avere importanti ripercussioni sul nostro benessere e sviluppo personale.

 

Lavorando alla base del processo di ricezione e assimilazione dei messaggi sensoriali, il metodo TOMATIS® aiuta a stimolare efficacemente il cervello, riducendo le difficoltà legate all’ ascolto.

Se desideri maggiori informazioni sul Metodo Tomatis® ed i suoi campi di applicazione, prenota una consulenza gratuita:
051 4859072
328 7459586

Si può sentire bene ma capire male?

Imparare e comunicare possono sembrare processi scontati in quanto sono naturali per la maggior parte di noi. Ma per una persona su dieci, essi costituiscono una battaglia quotidiana. Spesso è la nostra capacità di elaborare correttamente le informazioni sensoriali ad essere compromessa. Si dice in questo caso che l’ascolto è perturbato.

In questa elaborazione dei dati, l’orecchio ha un ruolo fondamentale in quanto è il principale veicolo verso il cervello. L’orecchio raccoglie i suoni dell’ambiente e la nostra voce, li converte in impulsi elettrici e li trasmette al cervello che li analizza. Inoltre esso coglie anche i nostri movimenti ed è fortemente coinvolto nella coordinazione, l’equilibrio e il ritmo. L’orecchio ha pertanto una funzione vitale nella nostra vita quotidiana e ci permette non solo di parlare, argomentare, seguire delle istruzioni, leggere, parlare, memorizzare, ma anche di muoverci.

Quando la comunicazione tra l’orecchio e il cervello non è chiara, la nostra capacità di interagire con il mondo esterno è compromessa. Il risultato è spesso una perdita di fiducia in sé stessi, che a sua volta aumenterà le difficoltà di comunicazione e di apprendimento.

Sessant’anni fa, il medico francese Alfred Tomatis ha sviluppato una tecnica pedagogica che ha lo scopo di stimolare il cervello attraverso il suono per recuperare il pieno potenziale di ascolto dell’orecchio. Trattando la musica e la voce in un modo molto particolare, il Metodo Tomatis® aiuta i bambini e gli adulti a migliorare la loro qualità di ascolto.

Pedagogia alternativa, il Metodo Tomatis® stimola in modo efficace e naturale il cervello. Si tratta di un approccio complementare ai trattamenti medici e terapeutici tradizionali.

Se desideri maggiori informazioni sul Metodo Tomatis® ed i suoi campi di applicazione, prenota una consulenza gratuita:
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fonte: https://www.tomatis.com/it

Un suono che cambia la vita: la storia di Rossana

Chi mi conosce sa bene quanto tempo e quante risorse io abbia dedicato alla formazione professionale e alla ricerca di attrezzature all’avanguardia, in particolare nell’ultimo anno.

Tutti gli sforzi vengono però ripagati quando so che il mio lavoro può cambiare in meglio la vita dei miei pazienti: per qualcuno questo cambiamento può essere la felicità di tornare a sentire la voce dei propri nipoti, per altri potersi finalmente godere la visione del proprio film preferito.

Per Rossana, insegnante di pianoforte in pensione, il cambiamento è stato sentire di nuovo il timbro del “suo” pianoforte.

Nel taccuino dove appunta le sue impressioni, dopo una sola settimana di riabilitazione acustica, scrive:

Che momento felice!
per riposare gli occhi dalla lettura, ho messo le mani sul pianoforte.
Ho sentito subito un “nuovo” timbro, in realtà il timbro antico, quello che avevo ormai dimenticato: il mio pianoforte di tanti anni fa, il MIO pianoforte!!
Grazie, dottoressa!

Se anche tu desideri cambiare la qualità della tua vita, contattaci per una visita gratuita

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info@auresbologna.it

Novità in arrivo!

“L’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate e, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni” (Steve Jobs)

A breve Aures sarà il primo studio audioprotesico italiano certificato ad applicare il metodo Tomatis nella riabilitazione acustica e nel trattamento degli acufeni.

Per saperne di più: www.tomatis.com

Le 5 cattive abitudini di chi ha problemi di udito

Le statistiche ci dicono che mediamente passano da 7 a 10 anni dal momento in cui si sospetta per la prima volta di avere un problema di udito al momento in cui si decide di fare qualcosa per risolverlo.

Da 7 a 10 anni, praticamente un decimo della nostra vita sprecato!

Le ricerche hanno identificato varie ragioni per le quali le persone tendono a procrastinare la ricerca di una soluzione, tra cui la convinzione di poter convivere con la sordità, la credenza che trattare il problema sia troppo costoso o semplicemente il fatto di non sapere a chi rivolgersi per un aiuto.  (AARP/American Speech-Language-Hearing Association (ASHA): National Poll on Hearing Health, 2011)

Tuttavia la perdita uditiva non trattata ha molti effetti collaterali.

Le difficoltà di comunicazione negli anni influiscono sull’autostima, sulle relazioni con i nostri cari e sulla salute generale.
Sam Trychin, rinomato psicologo, oratore e scrittore sul tema dell’ipoacusia ha scritto: “La maggioranza delle persone con problemi di udito ha una sordità che è peggiorata gradualmente negli anni. Per loro non è semplice identificare il momento in cui sono iniziate le difficoltà di comunicazione, perché hanno un lungo periodo nel quale sviluppano una serie di cattive abitudini come quella della negazione del problema, il che li rende molto restii al cambiamento”.

Quali sono queste cattive abitudini?

1.NEGARE IL PROBLEMA: Non ammettere la perdita uditiva, a noi stessi o agli altri, ci porta direttamente nel terreno minato della cattiva comunicazione.
La riluttanza ad ammettere ed accettare il problema non evita le difficoltà di comunicazione , ma le causa.

Mentre ci sforziamo di capire cosa ci viene detto, l’altra persona potrebbe accorgersi che qualcosa non va e, piuttosto che attribuire il problema all’udito, potrebbe erroneamente pensare che non capiamo o che siamo disinteressati alla conversazione. Una buona abitudine personale è quella di accettare la nostra perdita uditiva e comunicarla il prima possibile ai nostri interlocutori, per evitare questo tipo di incomprensioni.

2.BLUFFARE: ovvero far finta di aver sentito o dare l’impressione di seguire la conversazione quando in realtà non è così. Lo si può fare annuendo o sorridendo per rinforzare la (falsa) idea che abbiamo capito cosa ci viene detto.

Tutte le persone con una perdita uditiva bluffano, almeno qualche volta.
Le ragioni sono molteplici: non si vuole dare l’impressione di essere stupidi per il fatto di dover sempre chiedere di ripetere quello che viene detto, non si vuole interrompere l’interlocutore oppure si è semplicemente stanchi.
Sono tutte motivazioni valide ma a prescindere dalle buone intenzioni, questo comportamento ci allontana dalle altre persone. Bisogna ammettere di bluffare e avere il coraggio di dire “non ti sto seguendo, puoi ripetere?”

3.NON AFFERMARE LE NOSTRE NECESSITA’ per migliorare la comunicazione.
Magari la stanza è troppo buia oppure il nostro interlocutore parla coprendosi la bocca e ci rende difficile leggere le labbra. Potrebbe esserci rumore in sottofondo oppure ci parlano da un’altra stanza.

Queste sono tutte situazioni correggibili: la persona con problemi di udito non deve temere di farsi avanti ed esprimere le proprie necessità per poter migliorare la comunicazione, perché l’interlocutore potrebbe non sapere o non ricordare che ci potrebbero essere difficoltà.

4.ANCHE LA TUA COMUNICAZIONE E’ MIGLIORABILE. Funziona per entrambe le parti: se noi siamo i primi a parlare senza guardare in faccia o senza articolare bene le parole, i nostri interlocutori faranno lo stesso.

5.FARE LA VITTIMA: “Non dirò nuovamente a mia moglie di guardarmi in faccia mentre parla,  lei dovrebbe sapere che non riesco a leggerle le labbra se mi parla di lato!”  oppure “Tanto vale non andare a quel pranzo di famiglia, si dimenticano sempre che non sento bene e mi tocca ripeterglielo tutte le volte!”
Questi scenari sono destinati a ripetersi nel tempo se noi continuiamo a stare in silenzio senza comunicare quello che pensiamo: a volte le persone possono essere distratte e certamente non possono leggerci nei pensieri.

I problemi di comunicazione dovuti alla perdita di udito possono davvero minare i nostri rapporti affettivi e lavorativi, per questo è importante trovarvi una soluzione.

Il primo passo è riconoscere di avere un problema.
Prenota una visita gratuita per valutare lo stato di salute del tuo udito QUI oppure chiamando il numero 051 48 59 072.

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