La “silenziosa connessione” tra sordità e declino cognitivo

Tutte le più recenti scoperte scientifiche hanno evidenziato come tra udito e cervello ci sia un legame indissolubile: allo stesso modo, gli studi clinici stanno mostrando il rapporto tra perdite di udito e declino cognitivo. In questo articolo, pubblicato dalla rivista medica Webmd, viene analizzata nello specifico la “silenziosa connessione” tra sordità e demenza.

La perdita dell’udito e la demenza sono più comuni quando si invecchia. Le ultime ricerche mostrano che non è una coincidenza. I due sono collegati. Gli scienziati stanno scoprendo sempre più dati a riprova del fatto che i problemi con l’udito rendano più probabile l’insorgere della demenza, una condizione caratterizzata da perdita di memoria, problemi con il pensiero, difficoltà nella risoluzione di problemi e altri compiti mentali.

Ciò non significa che le persone con perdita dell’udito (circa due terzi degli adulti sopra i 70 anni) abbiano la demenza ma semplicemente che le probabilità sono più alte. Possono essere apportate alcune contromisure per ridurre le possibilità di declino cognitivo, qualora cominciassero ad insorgere problemi di udito.

Qual’è il collegamento?

Gli scienziati hanno scoperto che in caso di perdita di udito va peggiorando anche la condizione mentale della persona. Secondo uno studio,una perdita di udito lieve, moderata e grave ha fatto aumentare le probabilità di demenza 2, 3 e 5 volte nei successivi 10 anni. E sembra che questo accada più velocemente. Gli studi sugli anziani con calo di  udito hanno evidenziato che in media avevano un declino mentale del 30% – 40% più veloce. Visto in un altro modo, la demenza si è manifestata mediamente in 7,7 anni  mentre in chi possiede un udito normale si mostra in 10,9 anni.

I ricercatori non sanno con certezza in che modo sono collegate le due condizioni. Frank Lin, MD, PhD, della Johns Hopkins University, sostiene che possono essere coinvolti tre fattori:

  • Le persone con perdita dell’udito tendono a sentirsi isolate, dal momento che è difficile entrare in conversazioni o essere socievoli con gli altri quando non riesci a sentire. Alcune ricerche hanno mostrato un legame tra sentirsi soli o isolati e la demenza. Quindi la perdita di udito può far sì che il declino mentale avvenga più velocemente di quanto altrimenti non sarebbe.
  • Se non sente bene, il cervello deve lavorare di più per elaborare il suono. Questo sottrarrebbe risorse che potrebbero essere utilizzate per altre attività importanti.
  • Se le orecchie non riescono più a raccogliere suoni, i nervi uditivi invieranno meno segnali al cervello. Di conseguenza, il cervello declina.

“Probabilmente è una combinazione di tutti e tre”, dice Lin, che ha svolto gran parte della ricerca sulla connessione tra le condizioni.

Cosa si può fare?

Lin sta conducendo una sperimentazione clinica di 5 anni studiando 850 persone per verificare se l’uso di apparecchi acustici possano ridurre la demenza.

Anche senza aver concluso la sperimentazione, Lin sostiene che non ci siano aspetti negativi nell’usare apparecchi acustici. In realtà, c’è spesso un grande vantaggio in quanto si ottiene aiuto per la perdita dell’udito. “Con un intervento molto semplice, potremmo fare una grande differenza migliorando la qualità della vita”, ha detto Lin.

In uno studio pilota, le persone affette da demenza hanno iniziato a indossare protesi acustiche per migliorare l’udito. Un mese dopo, i parenti che se ne prendono cura hanno riportato una migliore comunicazione, più risate e più voglia di raccontare.

Se avverti i primi sintomi di un calo uditivo, non aspettare per un primo controllo: prenota una visita gratuita con esame dell’udito chiamandoci al numero 051 4859072. 

© Aures di Chiara Bassoli 2017 | via Vittorio Veneto, 21/d, 40131 - Bologna
p.iva 03585291200 | Note legali | Privacy e Cookies