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Perdita dell’udito: che ruolo giocano i familiari?

La perdita dell’udito può compromettere significativamente la qualità della vita. Diversi studi dimostrano che un’ipoacusia non trattata può portare a ansia, depressione, diminuzione di autostima, irritabilità e altri problemi che influenzano la capacità di vivere la vita al massimo. Appare evidente come la perdita di udito non si limiti a colpire gli individui che la subiscono, ma danneggi anche le loro famiglie.

Chiunque conosca qualcuno con perdita uditiva non trattata ne ha vissuto gli effetti negativi in ​​prima persona. Spesso sono proprio i familiari ad accorgersi per primi che ci sono difficoltà uditive.

La buona notizia è che la sanità e la medicina hanno fatto grandi scoperte in questo ambito, con nuove cure per la perdita di udito, più efficaci rispetto al passato.

Non solo: tra i modelli di cura, comincia a diffondersi anche la “family-centered care”, che prende in considerazione anche l’ambiente familiare e domestico del paziente. La famiglia infatti, gioca un ruolo fondamentale nei progressi che possono derivare da un trattamento di perdita dell’udito con protesi acustiche, soprattutto se mostra un atteggiamento positivo ed incoraggiante. Spesso sono gli stessi familiari a convincere il proprio caro a vedere uno specialista e quando un familiare viene coinvolto nel percorso di riabilitazione uditiva, la strategia diventa condivisa a beneficio e miglior supporto del paziente.

Quello che è possibile guadagnare è molto più di un udito migliore: è una migliore qualità di vita di cui beneficiano tutti, anche le persone care.

Ricorda ai tuoi cari di non trascurare l’udito.

Da Aures il controllo dell’udito è accurato e gratuito, basta prenotare allo 051 4859072

Affrontare al meglio la perdita di udito

In presenza di ipoacusia, diventa necessario apportare alcune modifiche nelle proprie abitudini di tutti i giorni.

Naturalmente, prima si ricorre ad un apparecchio acustico meglio è: l’uso di una protesi è consigliabile proprio per migliorare la qualità di vita e dover ridurre al minimo il disagio arrecato dal calo uditivo.

Tuttavia adattarsi alla nuova condizione non è un passaggio automatico, soprattutto da un punto di vista psicologico.

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La “silenziosa connessione” tra sordità e declino cognitivo

Tutte le più recenti scoperte scientifiche hanno evidenziato come tra udito e cervello ci sia un legame indissolubile: allo stesso modo, gli studi clinici stanno mostrando il rapporto tra perdite di udito e declino cognitivo. In questo articolo, pubblicato dalla rivista medica Webmd, viene analizzata nello specifico la “silenziosa connessione” tra sordità e demenza.

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